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Provincia di Latina
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Provincia di Latina
Superficie:
2.251 km²
552.938
31 maggio 2010
Sigla:
LT
CAP:
04100, 04010-04019, 04020-04029
Pref. telefonico:
0773, 06, 0771
Codice ISTAT:
059
Presidente:
Armando Cusani (PDL) 13.06.04
La Provincia di Latina è una provincia del Lazio di 552.938 abitanti (demo.istat.it 31/05/2010). Si estende su una superficie di 2.251 km² e comprende 33 comuni.
Confina a nord con la Provincia di Frosinone, a nord-ovest con la Provincia di Roma, a sud-est con la Campania (Provincia di Caserta), e a sud con il Mar Tirreno.
Nella parte settentrionale della Provincia di Latina si trova l'Agro Pontino.
Indice
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- 1 Onorificenze
- 2 Storia
- 3 Geografia
- 4 Natura
- 5 Economia
- 6 Turismo e cultura
- 7 Provincia pontina
- 8 Dialetto
- 9 Principali Comuni
- 10 Arcipelago delle Isole Ponziane
- 11 Galleria immagini
- 12 Cittadini stranieri
- 13 Voci correlate
- 14 Bibliografia
- 15 Note
- 16 Altri progetti
[modifica] Onorificenze
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Medaglia d'oro al Merito Civile
«Territorio di rilevante importanza strategica, dopo l'8 settembre 1943, fu teatro di violenti scontri fra gli opposti schieramenti, subendo devastanti bombardamenti che causarono la distruzione di ingente parte del patrimonio edilizio, industriale e agricolo. Oggetto di feroci rappresaglie, deportazioni e barbarie, la fiera popolazione pontina, sorretta da eroico coraggio, profonda fede nella libertà ed altissima dignità morale, sopportava la perdita di un numero elevato di concittadini ed indicibili sofferenze, offrendo un luminoso esempio di abnegazione, di incrollabile fermezza ed amor patrio.»
— 24-04-2006
[modifica] Storia
Stemma della provincia di Littoria
La provincia fu istituita con il nome di "provincia di Littoria" il 18 dicembre 1934. La conformazione paesistica e territoriale dell'Agro Pontino risale prevalentemente agli anni della bonifica (1929-1935) e delle conseguenti colonizzazione e appoderamento e fondazioni di nuovi centri (Littoria, poi Latina, Pontinia, Aprilia, Sabaudia), caratterizzati da un'architettura di tipo razionalista e una quindicina di borghi rurali.
Tutto il territorio ha conosciuto successivamente una notevole crescita, con significative trasformazioni e ampliamenti delle aree strettamente urbane, e una conseguente evoluzione territoriale che però non ha significativamente alterato l'impianto originario.
[modifica] Simboli
Lo stemma della provincia, concesso con Decreto del Presidente della Repubblica del 30 giugno 1954, ha la seguente descrizione:
« campo di cielo, alla banda di verde bordata da due filetti d'argento, caricata di tre spighe di grano poste nel verso della banda, accompagnato: sopra da una torre aperta e finestrata di nero, fondata sulla cima centrale di tre monti, il tutto al naturale; sotto da un'ancora immersa in un mare fluttuoso »
Il gonfalone si presenta come un drappo partito di verde e di porpora.[1]
[modifica] Geografia
[modifica] Morfologia
La provincia di Latina si estende per 2.250 km² ed è compresa fra le foci del fiume Astura a nord e la foce del fiume Garigliano. Morfologicamente parlando, il territorio provinciale non è affatto unitario ma è formato da parti nettamente distinte. Da un lato i rilevi montuosi e collinari dei Monti Lepini, dei Monti Aurunci e dei Monti Ausoni che toccano i 1533 m con il Monte Petrella con al loro interno si aprono le piccole piane di Fondi e di Minturno e che raggiungono il mare con la penisola rocciosa di Gaeta, dall'altro la vasta pianura dell'Agro Pontino, ricoperta in passato da estese e malsane paludi è stata bonificata negli anni trenta. Il clima è semicontinentale sui rilievi (anche se la temperatura scende raramente sotto lo 0 e solo sulle cime nevica ogni inverno) e mediterraneo, con estati calde e inverni miti sulla pianura. È stato depositato in Parlamento, durante la scorsa legislatura un disegno di legge per l'istituzione della provincia di Formia-Cassino-Sora.
[modifica] Le acque interne
Pochi e scarsi i laghi nella provincia. Lungo la costa si susseguono i laghi salati e costieri di Fogliano (il più vasto), Caprolace, dei Monaci, Paola, mentre alle spalle di Terracina si apre il lago di Fondi di origine carsica, uno dei pochi d'acqua dolce. Oltre all'Astura e al Garigliano, i principali corsi d'acqua sono prevalentemente i torrenti che scendono dai Monti Lepini e poi nella pianura vengono incanalati e portati fino al mare. Va segnalato, per il suo valore storico e naturalistico il Lago di Ninfa.
[modifica] Natura
Fa completamente parte della provincia di Latina il Parco Nazionale del Circeo, che tutela gli ultimi lembi della foresta e delle paludi che anticamente ricoprivano l'Agro Pontino. Nei Monti Lepini si trova la riserva naturale del Semprevisa. Tuttavia la provincia di Latina conosce una gravissima crisi ambientale, dovuta all'inquinamento dei suoi corsi d'acqua e a diverse proposte legislative, come la costruzione di inceneritori, discariche speciali e centrali termoelettriche, da sempre rigettate dalla popolazione che teme che Latina e provincia si possano trasformare nella "pattumiera d'Italia".
Campi coltivati presso Sabaudia
Nel territorio è presente una centrale nucleare, dismessa dopo i gravi incidenti di Chernobyl.
[modifica] Economia
L'economia della provincia si basa sulle attività agricole, che, grazie a ottimi investimenti in settori di qualità, continuano a ricoprire un ruolo centrale nell'economia provinciale e sul turismo. A Fondi è presente il secondo centro di distribuzione agroalimentare all'ingrosso d'Europa (MOF), secondo solo a quello di Parigi, che movimenta circa 1,20 milioni di tonnellate di prodotti ortofrutticoli all'anno. L'industria, che si era diffusa moltissimo negli anni settanta e ottanta, grazie alla presenza dell'area provinciale nei fondi della Cassa del Mezzogiorno, ha conosciuto una forte crisi negli anni novanta che ha toccato il fondo con la chiusura di storici marchi come "Pettinicchio", Goodyear, Barilla, Tetra Pak e molti altri. Hanno resistito le industrie chimiche, le cooperative di produttori agricoli e le industrie alimentari e casearie che conoscono una consolidata tradizione. In forte crescita il settore terziario, con un grande sviluppo di aziende informatiche, elettroniche, meccaniche, call-center, finanziarie. Conoscono un ruolo importante i porti commerciali di Terracina e Gaeta e la base navale NATO di Gaeta.
Migliore la situazione dell'Agricoltura. I terreni, sottratti negli anni trenta alle paludi, sono intensamente coltivati. Eccellenze sono le zucchine e le carote con foglia. Sviluppata è la frutticoltura, in particolare kiwi e la cultura della vite Moscato e Cacchione. Si producono i seguenti vini D.O.C.: l'Aprilia, il Castelli Romani, il Circeo, il Cori e il Moscato di Terracina.
[modifica] Turismo e cultura
La riviera di Sant'Agostino fra i comuni di Gaeta e Sperlonga.
La provincia di Latina offre al turismo una vasta gamma di scelta: si parte dalle celebri mete balneari di Sabaudia, del Circeo, di Sperlonga, di Gaeta e di Terracina, già conosciute e apprezzate ai tempi dei Romani. Oggi, queste coste sono assalite da turisti provenienti da tutta Italia, fra i quali molti protagonisti del mondo della politica, dello sport e dello spettacolo. Oltre alle spiagge, ci sono i gioielli naturalistici del Parco Nazionale del Circeo e dei Monti Lepini che offrono un patrimonio storico e architettonico notevole, con numerosi borghi medievali, dall'aspetto tranquillo e sereno, oltre alle Abbazie di Valvisciolo e Fossanova, ricche di storia e di cultura. Non ultime le "carissime meraviglie" delle isole ponziane.
La provincia è attraversata dalla superstrada della Strada Statale 148 Pontina che unisce Roma a Terracina, dalla Strada Statale 7 Via Appia, dalla ferrovia Roma-Napoli. Di prossima realizzazione, una bretella che unisca Latina al casello autostradale di Valmontone.
[modifica] Provincia pontina
La provincia di Latina viene anche detta comunemente Provincia pontina. L'origine di questa definizione viene da un tempo lontano: si parte dall'etimologia greca pénte del nome latino insulae pontiae per le isole Ponziane, le "cinque isole"; dopo la quinta isola, pémpten, vi erano le "paludi dopo la quinta", paludes pomptinae, ovvero le paludi pontine. Tali paludi divennero l'agro pontino. Con l'istituzione della Provincia di Latina, l'aggettivo pontino venne associato all'intero territorio provinciale.
[modifica] Dialetto
[modifica] Area dell'Agro Pontino
Comprende i comuni di Latina, Aprilia, Sabaudia, Pontinia, creati dopo la bonifica degli anni trenta, a cui vanno aggiunte le già esistenti Cisterna, San Felice Circeo e, per porzioni limitate dei rispettivi territori, Sermoneta e Sezze. Nelle aree urbane il dialetto parlato è sostanzialmente il romanesco ove le vocali sia toniche che atone sono in pratica le stesse della periferia di Roma ad eccezione del dialetto di Cisterna di Latina, oggi sostanzialmente di tipo romanesco ma con un substrato di tipo sabino-laziale, e di San Felice Circeo e zone contermini, dove il dialetto è ancora collocabile saldamente nel gruppo laziale, simile alle parlate lepine. Il moderno dialetto cisternese si differenzia dal romanesco per poche caratteristiche, delle cui le principali sono la sostituzione dell'articolo italiano il o lo con o (ad es. o camio = il camion) e per l'utilizzo generalizzato del verbo ausiliario essere in luogo di avere. Escludendo centri urbani, la cui composizione etnica è stata da sempre variegata, la pianura pontina è stata popolata con l'appoderamento voluto dal regime fascista in gran parte da immigrati dal Nord-est d'Italia, maggioritari soprattutto attorno ai paesi rurali tipici di quest'area chiamati Borghi, e per questo spesso definiti Comunità Venetopontine: in esse ha dominato fino agli anni settanta il dialetto veneto, affiancato in ambiti familiari dal friulano e dal ferrarese, successivamente l'uso veicolare del veneto (spesso condiviso anche dai non venetopontini nelle zone marginali o nei borghi abitati anche da famiglie laziali) si è progressivamente indebolito in favore del romanesco, a volte parlato con tratti fonetici settentrionali. Nelle comunità venetopontine solo le vecchie generazioni oggi utilizzano stabilmente le parlate originarie (per es. il veneto) in modo abbastanza generalizzato, mentre le giovani pur dimostrando larga capacità di comprensione orale (o di altri idiomi originari) solo in qualche caso ne dimostrano un uso attivo limitatamente a poche espressioni con valore gergale. Accanto alle comunità venetopontine sono comunque presenti, anche nella pianura, zone dialettalmente lepine/laziali, in particolare nella fascia pedemontana (parte dei comuni di Sermoneta, Sezze, Pontinia e Terracina), ma anche litorale (parte del comune di Sabaudia, con parlate affini a quella del Circeo), nonché limitate zone in cui sopravvivono sporadicamente e a livello familiare esempi di dialetto marchigiano, anche esso portato con la bonifica.
[modifica] Area Lepina
Angìma allo còtto l'acqua voglìta. (Sonnino).
Quanno te crìde de stà a cavàglio no stae mànco a pète. (Sonnino).
I 'mbo mangà no bottigliòno do vìno 'ngìma àgli tavolìno. (Roccasecca dei Volsci).
La léngua nosta è meije e ce scummette, de tutte le parlate de jù mùnne. (Terracina).
Lu uè ju uevë auejë? (San Felice Circeo).
Essa comprende i comuni collinari dei Monti Lepini e della parte più settentrionale degli Ausoni, quindi il territorio oggi pontino appartenuto fino al 1870 allo Stato della Chiesa e da sempre compreso nel Lazio (Cori, Sermoneta, Norma, Sezze, Priverno, Sonnino). Tale territorio rientrava nell'antica "Provincia Romana Marittima"". In questa zona il dialetto parlato è di tipo "ciociaro/sabino", e va collocato inequivocabilmente nei dialetti mediani. Anche Terracina era una cittadina "pontificia", ma il suo dialetto, pur avendo vari elementi di quello ciociaro e abruzzese, risente in minima parte dei Dialetti campani, anche per la posizione geografica della cittadina stessa, lungo il mare, vista anche l'attività peschereccia secolare con vari comuni della Provincia di Napoli. Il dialetto di San Felice Circeo è anch'esso molto influenzato dalle parlate ciociare e campane ma meno da queste ultime rispetto al dialetto terracinese. Caratteristiche comuni a tutte le parlate sono l'avverbio aècco = qui (Sonnino, a Cori aecchi, a Sezze adecco), mentre a Terracina compare il tipo napoletano accà e a San Felice assà; poi ngìma = su, che a Terracina è sòpre; l'utilizzo dell'ausiliario "essere", nei verbi (es. té so dìtto, té so parlato, me sì sentito ecc.); nella maggior parte dei comuni Lepini, nella morfologia verbale, troviamo alla prima persona plurale forme come arrivìmo (arriviamo), vedìmo (vediamo), studìmo (studiamo) ecc. che, curiosamente, sono presenti nei dialetti dell'area "borbonica" a Formia e in parte di Gaeta; abbiamo poi la parola ùttero o mammòccio, per dire "ragazzo" e soprattutto la metafonesi ciociaro/sabina delle vocali all'interno della parola (porco, coglio ecc.). A Terracina vi è oscillazione tra la metafonesi ciociara e quella napoletana (es. lìette = letto), ma in questo secondo caso, a volte, è al di fuori delle condizioni regolari (es. buèno = buono).Gli articoli determinativi sono tipicamente "mediani": abbiamo ad es. glio (Sonnino, Priverno), gliù (Maenza), ju a San Felice ecc., come capita anche in quasi tutta l'area del Lazio "borbonico". È presente anche il genere neutro. Le vocali finali sono percepibili in tutti i dialetti (in alcuni casi sono non etimologiche: es il sostantivo solo = sole, a Sezze) ad eccezione ancora dei dialetti terracinese e sanfeliciano, ove registriamo le atone finali come molti dei dialetti meridionali. È diffusa, inoltre la palatalizzazione di ll in gl (es. béglio = bello, cavàglio = cavallo, o anche cavàjo), tipica di tutti i dialetti del Lazio meridionale (anche di quello appartenuto al Regno di Napoli), dell'Abruzzo e anche di qualche parlata della Campania settentrionale.
Il dialetto di Sezze, inoltre, è l'unico dell'area in questione ove si verifica il fenomeno, tipico di gran parte delle parlate dell'attuale Provincia di Frosinone, della trasformazione della v in u (es. uìno = vino).
Occorre rilevare che a Terracina nelle giovani generazioni a volte si tende a utilizzare il dialetto romanesco. Nella zona Lepina non vi sono veri e propri influssi della lingua della Capitale, ma influssi più in generale "pontifici": per es. vi è la riduzione della rr in unica r, come rileviamo in core (correre, stai a core = stai correndo), attèra (giù, sotto) o anche nei tempi verbali aréscrìvo (riscrivo), arévèngo (rivengo), o ancora in qualche elemento lessicale (càllo =caldo, che però ritroviamo anche in qualche comune "borbonico" della Provincia di Frosinone). Ovviamente, è molto forte l'influenza del Latino, che è sempre stata la lingua dello Stato della Chiesa: ricordiamo le frasi addémàne cétto (domani mattina presto, diffuso soprattutto a Sonnino e Priverno) ove cetto deriva dal latino citus, o anche la parola lancerta (dal latino lacerta, lucertola).
[modifica] Area meridionale della Provincia
Lùccicantèlla calla calla, mitti fuoco alla cavalla, la cavalla dé glio ré, luccicantèlla mmàgni a 'mmé. (Castelforte).
A muorz' a muorz, a cìga a cìga, m'assicuur' la vicchiàie. (Gaeta).
Quest'area è compresa tra Monte San Biagio e il confine regionale, cioè il fiume Garigliano. I dialetti di questa zona sono solitamente definiti campani: infatti lo "stacco" dialettale tra la stesso Monte San Biagio (ultimo comune, provenendo da sud, dell'antico Regno di Napoli) e Sonnino (primo comune dello Stato Pontificio) è molto netto. La situazione linguistica, comunque, è molto frastagliata. In questi dialetti rileviamo molte affinità lessicali col napoletano, come i termini "ngoppa/e = sopra, vagliòne = ragazzo ( a Fondi è vajone), "accà = qui (a Itri e Sperlonga acché, a Castelforte e Santi Cosma e Damiano accàne), ma anche qualcuna con i Dialetti mediani, ad es. bìa = soltanto, a Castelforte, Santi Cosma e Damiano e Minturno (a Formia è Schìtto', come nel comune lepino di Sezze). Registriamo in tutti i dialetti la metafonesi "napoletana" (es ciènto = cento, piètto = petto) ad eccezione di Lenola, Fondi, Minturno, e Spigno Saturnia, ove compare quella "sabina", già vista per i Dialetti mediani. Per ciò che concerne il vocalismo, occorre dividere la zona in questione in tre sotto-aree: a) l'area intorno al Golfo di Gaeta, (con i comuni di Formia, Gaeta, Itri) e anche Sperlonga, ove abbiamo il conguaglio in "e" delle atone finali, come nella Campania occidentale, mentre le vocali all'interno delle parole rivelano un'affinità più con i dialetti pugliesi e molisani; b) La zona della piana di Fondi, con lo stesso Fondi e Monte San Biagio, ove oltre alla e finale, vi sono turbamenti anche delle vocali interne, che tendono addirittura a sparire nel discorso veloce e enfatico, con eccezione Lenola, che ha un sistema vocalico simile a quello dei Dialetti mediani; c) L'area all'estremo limite dei Monti Aurunci e del confine regionale e provinciale (Castelforte, Santi Cosma e Damiano, Minturno, Spigno Saturnia). Qui le vocali "finali" sono nettamente percepibili e anche all'interno della parola abbiamo vocali simili a quelle dei dialetti mediani.
Gli articoli determinativi sono gli stessi dell'area "Lepina" (e dell'Abruzzo aquilano) cioè gliù o glio per dire "il", ad eccezione del dialetto del centro storico di Gaeta e delle Isole Ponziane. Rileviamo la presenza dell'antico genere neutro per materie, sostanze e altri sostantivi (ad es. a Castelforte e Santi Cosma e Damiano si dice glio motorino = il motorino, glio taòlino = il tavolino - notare l'assenza della v-, però poi abbiamo lo ggàsse = il gas, lo pà = il pane). L'articolo neutro non è presente nei dialetti di Gaeta vecchia e delle Isole Ponziane. Notiamo la palatalizzazione di ll in gl, già presente nelle parlate del Lazio mediano. A Castelforte e Santi Cosma e Damiano e Minturno vi è anche quella da nn, in gn (es. àgno = anno, suògno = sonno, mùgno = mondo ecc.). Queste ultime due caratteristiche non sono presenti, però, nel dialetto di Gaeta medievale e in quelli di Ponza e Ventotene. Per ciò che concerne la trasformazione di p in ch, essa è presente in quasi tutta l'area ad eccezione di Formia e Itri, ove vi è l'esito italiano (come nell'area "Lepina"). A Castelforte e Santi Cosma e Damiano vi è un'ulteriore accentuazione in ciù (più), uocci (occhi) ecc. È presente anche la trasformazione, nei vari dialetti di f in sc, ma solo in alcuni casi (es a Castelforte e Santi Cosma e Damiano troviamo soscià = soffiare, ma poi abbiamo gli fiùri = i fiori, che nel napoletano è e sciùre), poiché si stanno affermando, in tal caso, gli esiti della lingua italiana.
Gli unici tre dialetti di quest'area che possono esser definiti campani in maniera netta sono quelli del centro storico di Gaeta e delle Isole Ponza e Ventotene. Negli altri paesi vi è mescolanza lessicale, fermo restando che le parlate di tutta l'area sono chiaramente di natura altomeridionale.
Particolarità da considerare è, poi, l'esito delle persone plurali del verbo presente, che è profondamente diverso da dialetto a dialetto: a Formia e in parte del Comune di Gaeta, troviamo magnìme = mangiamo, parlìme = parliamo, dìme = diamo, e anche magnìte = mangiate, parlìte = parlate, in accordo con alcuni Dialetti mediani della Ciociaria; a Gaeta vecchia abbiamo magnaam, parlàam, vuje parlaat, dààm con una pronuncia delle vocali interne piuttosto allungata; a Castelforte, Santi Cosma e Damiano e Minturno vi è pranzàmo o magnàmo, poi parlàmo; sempre in questi ultimi tre comuni per dire "vediamo" è utilizzato vedèmo, per "gli diàmo" c'è gli dàmo, che sono voci tipiche del dialetto Romanesco.
Un ultimo aspetto che ricollega quest'area al Dialetto napoletano è la "rotacizzazione" di d in r, (es. vèré = vedere) presente in quasi tutti i dialetti considerati, ad eccezione di quelli in prossimità del confine della Regione Lazio, cioè Castelforte, Santi Cosma e Damiano, Minturno, e Spigno Saturnia ove la d diviene t (petale = pedale, pommatoro = pomodoro, tìci = dire, dici ecc.).
Il fatto che siano presenti anche nei dialetti "borbonici" della Provincia pontina degli elementi che riconducono ai Dialetti mediani è probabilmente dovuto alle molte affinità dal punto di vista struttutale tra le parlate dei paesi posti lungo il confine tra antichi Stato pontificio e Regno di Napoli, e anche, più generalmente, tra i dialetti mediani e quelli meridionali.
[modifica] Principali Comuni
Stemma Provincia
Comuni
(n°)
Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab./km²)
Prefissi tel
![]()
33
519.850
2.251
231,0
0773, 06, 0771
Stemma
Capoluogo di provincia
Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab./km²)
Altitudine
m s.l.m.
Prefisso tel
![]()
Latina
117.149
277
422,9
21
0773
Stemma
Città
Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab./km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
Prefisso tel
![]()
Aprilia
69.271
177,70
359
80
06
![]()
Terracina
43.692
136
315
22
0773
![]()
Formia
37.340
73
505
19
0771
![]()
Fondi
37.343
142
246
8
0771
![]()
Cisterna di Latina
35.201
142
234
77
06
![]()
Sezze
26.432
101
216
319
0773
![]()
Gaeta
21.700
28
755
2
0771
![]()
Sabaudia
19.169
144
113
17
0773
![]()
Minturno
18.873
42
442
141
0771
![]()
Priverno
14.278
56
234
151
0773
![]()
Pontinia
14.002
112
114
4
0773
![]()
Cori
11.195
86
128
384
06
![]()
Itri
10.103
101
86
170
0771
![]()
Sonnino
7.143
63,79
112,65
430
0773
[modifica] Arcipelago delle Isole Ponziane
L'Arcipelago della Isole Ponziane
L'arcipelago è composto da due gruppi di isole.
[modifica] Ponza
Il Comune di Ponza ha la responsabilità amministrativa su 4 isole:
Stemma
Comune
Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab./km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
Prefisso tel
![]()
Ponza
3.242
9,87
328
10
0771
[modifica] Ventotene
Il Comune di Ventotene invece amministra le sue due isole:
Stemma
Comune
Popolazione
(ab)
Superficie
(km²)
Densità
(ab./km²)
Altitudine
(m s.l.m.)
Prefisso tel
![]()
Ventotene
633
1,54
411
18
0771
[modifica] Galleria immagini
[modifica] Cittadini stranieri
Al 31 dicembre 2008 nella provincia di Latina risultano residenti 30892 cittadini stranieri. I gruppi più numerosi sono quelli di:
fonte Istat
[modifica] Voci correlate
- Agro pontino
- Monti Lepini
- Monti Aurunci
- Comunità Montana dei Monti Aurunci
- Parco naturale dei Monti Aurunci
- Parco regionale di Gianola e del Monte di Scauri
- Isole Ponziane
- Sud pontino
- Basso Lazio
- Terra di Lavoro
- Campagna e Marittima
- Borgo Faiti
[modifica] Bibliografia
- Gigi Nofi, Robba nosta - Uteme foije, Comune di Terracina, 1985
- Francesco Avolio, Il confine meridionale dello Stato Pontificio e lo spazio linguistico campano in Contributi di filologia dell'Italia mediana IV, 1992
- Alvise Schanzer, Per la conoscenza dei dialetti del Lazio sud-orientale: lo scadimento vocalico alla finale (primi risultati) in Contributi di filologia dell'Italia mediana III, 1989
- Gaetano Massa, I dialetti della Ciociaria attraverso la poesia, Tecnostampa, 1990
[modifica] Note
- ^ Stemma e gonfalone della provincia di Latina. URL consultato il 07 ottobre 2010.
[modifica] Altri progetti
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Lazio · Comuni della provincia di Latina
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